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Vision e mission dell'associazione

L’essere umano è chimica ed energia; è un cercatore di bellezza ed è proiettato verso la ricerca della felicità e dell’equilibrio; è un concentrato di risorse emotive, cognitive e sociali. L’approccio è pertanto di tipo biologico, evolutivo e strategico. In virtù di ciò la mission dell’associazione è creare condizioni di conoscenza e benessere tali da facilitare le persone, i gruppi e le comunità nella ri-costruzione di rapporti umani e lavorativi di successo.

Storia, Attività e Riconoscimenti

L’associazione di promozione sociale “Promethes” nasce nel 2010 nell’entroterra catanzarese dalla volontà di tre donne che credono nella spendibilità delle proprie conoscenze e competenze nel proprio territorio d’origine pur mantenendo una visione del lavoro che abbraccia i confini regionali e li supera rivolgendosi anche al contesto nazionale e a quello internazionale. Offre diverse attività, cui possono accedere i soci: consulenza e assistenza psicologica e pedagogica, counselling, sostegno alla genitorialità, all’individuo, alla coppia, ai gruppi, ai professionisti. Promuove ricerche, progetti, supervisioni e monitoraggi rivolti sia agli enti pubblici che agli enti privati. Come sede regionale OIDA, scuola di alta formazione riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con decreto del 3 aprile del 2011 offre percorsi formativi in tutta la regione Calabria nell’ambito socio-psico pedagogico con un’apertura significativa al campo della creatività e della comunicazione e del loro uso nei contesti produttivi e non. Gli attestati sia dei diplomi di specializzazione che dei perfezionamenti, in virtù della sua natura di sede distaccata, sono riconosciuti dal MIUR ai sensi dell’art. 2, comma 5 del Decreto Ministeriale n 90 del 1 Dicembre 2003.

Su di noi

  • Perché Promethes

    La parola Promethes nasce per un errore grafico e rimane per ragioni affettive e di riconoscimento dei soci fondatori dell’associazione. Rinvia al termine “prometheus”, inteso come colui che vede innanzi a sé, che si spinge in avanti, che crea, che si entusiasma di quello che l’anima può partorire nell’incontro con l’altro. È quindi insieme dono, conoscenza, progetto, autonomia in tutti gli ambiti della vita.
  • Leggi Il mito di Prometeo

    Guardando la Terra dall'alto dell'Olimpo, Giove la vedeva deserta e desolata. Era abitata da uomini e da animali, ma essi vivevano miseramente, nascosti nelle loro tane e nelle profonde caverne dalle quali non osavano uscire che raramente: solo di notte, gli uni temendo gli altri, s'avventuravano fuori in cerca di cibo. Giove pensò che questa continua paura doveva finire, chiamò Epimeteo, figlio del titano Giapeto, e gli disse di scendere sulla Terra affinché donasse ad ogni essere quanto gli occorresse per difendersi e procurarsi il cibo senza più paura. Epimeteo, sceso sulla Terra, diede a tutte le creature quanto ad esse occorreva... Soltanto l'uomo, pieno di paura, rimase nascosto e non si fece avanti per cui Epimeteo si dimenticò di lui e non gli diede nulla. Di ciò s'accorse Prometeo, fratello di Epimeteo. ... e poiché amava molto il genere umano, aveva a sua volta generosamente insegnato tutte queste arti ai mortali. Aveva un grosso cruccio, però, che gli uomini non conoscessero ancora il fuoco e conducessero una vita graffia e meschina, molto simile a quella delle bestie. Poiché non poteva accettare che soccombessero alla forza della Natura o alla ferocia delle belve, pensò di dar loro questo prezioso dono che li avrebbe resi i padroni indiscussi della Terra. ... . Ma esso apparteneva agli Dei che ne erano assai gelosi ed era ben protetto nelle viscere della Terra nell'officina di Vulcano, il dio del fuoco, che fabbricava, con l'aiuto dei Ciclopi, i fulmini di Giove .Prometeo pensò di rubarlo e una notte, dopo aver addormentato Vulcano con una tazza di vino drogato, rubò qualche scintilla che nascose in un bastone di ferro cavo; poi corse dagli uomini ed annunciò che recava loro il dono più grande. Ben presto tutta la Terra brillò di fuochi attorno ai quali gli uomini cantavano felici! Le fiamme, il fumo e le grida di gioia destarono Giove che guardò in basso. Vide e comprese. Avvampando d'ira esclamò che colui che aveva rubato il fuoco doveva essere terribilmente punito, e vedendo Prometeo tra gli uomini capì di chi fosse stata la colpa. Incaricò Vulcano, reo di non aver saputo custodire a dovere il fuoco, di eseguire la condanna. Vulcano, obbedendo a malincuore agli ordini impartiti da Giove, incatenò Prometeo su un'alta rupe; ... Ma non dovette soffrire solo fame, freddo e sete! Ogni giorno, infatti, una grande aquila veniva svolazzando da lui e con gli artigli gli squarciava il ventre, divorandogli il fegato col becco adunco; durante la notte il fegato ricresceva, le ferite si rimarginavano e il mattino dopo Prometeo doveva subire nuovamente il martirio. Un giorno Ercole vide l'aquila straziare Prometeo incatenato; col permesso di Giove, suo padre, abbatté allora il rapace e spezzò le catene: Giove dall'Olimpo, volgendo gli occhi al cielo, annunciò a Prometeo che lo rendeva libero. A quel punto Prometeo gli espresse il desiderio di restare per sempre su quel monte, così, guardandolo, gli uomini si sarebbero rammentati che era stato lui a dar loro il fuoco. Fu trasformato, subito, in una grande e maestosa roccia.